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Turismo e Lifestyle

Quattro passi tra le nuvole

Diciamo che partiamo per le sette del mattino da Milano. Diciamo che se la stagione è più o meno estiva a quell’ora si sta piuttosto bene anche con una giacca a triplo strato senza né termico né antipioggia interno. Un buon antipioggia è assolutamente da portare – sempre quando si va con prua a nord verso le montagne – ma di quelli gialli fosforescenti per intenderci … niente di integrato nell’abbigliamento di base. Per la sicurezza obbligatorio il paraschiena, le protezioni a gomiti, avambracci, ginocchia e tibie. Quindi giacca e pantaloni da moto. Non se ne parla di uscire in maglietta e jeans. E per finire un paio di scarpe con protezioni sul malleolo. Altrimenti non parliamo neppure.

Ci siamo?

Bene allora via. Direzione Bergamo. Primi km di autostrada, nemica dei motociclisti.

Poi ci infiliamo in Valle Camonica a fianco del fiume Oglio e la risaliamo tutta fino a Ponte di Legno. Quando ci arriveremo avremo percorso 170 km circa e consumato un po’ meno di due ore e mezza. Quindi, alle 09.30 ci vuole un caffè, con uno sguardo all’Adamello. Deviamo a sinistra dalla SS42 e scendiamo in paese. La Rasega va benissimo. È all’inizio di via IV novembre.

Ora però si parte perché c’è da fare il Gavia.

Immagine 1

Passo del Gavia. La strada dei funamboli.

Usciamo da Ponte di Legno e prendiamo la strada che va verso il Tonale. Appena dopo due curve però la abbandoniamo e prendiamo la SP 29 che ci porterà al Passo.

Il primo pezzo sale dolcemente con un buon fondo stradale. Niente di problematico, appena un po’ stretta la carreggiata. Dopo un paio di tornanti si inizia ad aprire il panorama verso il fondo valle. A chiudere la vallata il massiccio dell’Adamello (Immagine 1).

Al ristoro Pietra Rossa il mood inizia a cambiare. Si intravede verso monte il confine dei duemila metri dove finiscono gli alberi. L’aria è già più fresca. Un cartello recita: “tracciato tortuoso e stretto, privo delle protezioni marginali. Possibile piano viabile ghiacciato. Procedere con massima prudenza e cautela” Uno sguardo al termometro sul cruscotto che dice 11°. Ok niente ghiaccio. Ma occhi aperti. La strada prosegue …neanche cinquanta metri di rettilineo. Solo curve. Ma ancora raccordate dolcemente.

Immagine 2

Improvvisamente la strada a due corsie si stringe ad una sola. Il solito cartello dice larghezza variabile tra 2,50 e 4,50 metri. (oltre al solito messaggio Assenza di barriere protettive).
Ora la SP 29 ha l’aspetto di un sentiero asfaltato e ancora siamo tra gli alberi del bosco (Immagine 2). Il profumo del muschio e del sottobosco sempre umido fa venir voglia di viaggiare con la visiera sollevata.
Le barriere? Assenti. Serve guardare la strada. Sempre. Pendenza? Tratti al 14%.
I tornanti sono molto stretti. Gli alberi sono finiti e la vista verso valle è magnifica. Sempre meglio però tenere gli occhi sulla strada che non è mai più larga di 2,5 metri e viaggia in costa … per cui a fianco davvero si aprono spazi vuoti … nel caso si voglia fare una pausa c’è uno spiazzo sulla sinistra molto grande. Sconsigliabile fermarsi in altri posti. Il panorama è incredibile la vegetazione è tipica dell’alta quota e le montagne dall’altra parte della vallata sono molto spettacolari. Il termometro sul cruscotto segna 6°. E si sente, perché il termico è rimasto a casa. Nel caso faccia molto freddo l’unica soluzione è la cerata antipioggia in funzione di windstop. Ma non è ancora il caso. Improvvisamente appare una galleria, molto stretta, molto lunga e molto buia.

Immagine 3

L’ultimo pezzo di strada verso il passo ha un fondo molto poco uniforme. Uno strato di asfalto senza le linee bianche che delimitano la carreggiata steso su un ghiaione. Superiamo qualche ciclista – questa è una salita monumento – a cui va tutta la nostra ammirazione. A due km dal passo si incontra sulla sinistra il lago alpino chiamato Lago Nero (Immagine 3).

Per fortuna il tempo è bello anche se da queste parti cambia in un attimo.

L’ultimo kilometro è molto rilassante perché la strada abbandona il costone di montagna che ha seguito fin dall’inizio e si addentra su un altopiano.

La quota è 2652 metri. Siamo al passo. La sosta al rifugio Bonetta è d’obbligo. Scenario davvero unico. Ampi spazi un grande spiazzo e intorno cime innevate.     

La salita è di 19 kilometri. Spettacolari e impegnativi per pendenza e carreggiata stretta. Uno dei passi più belli di tutto l’arco alpino. Splendida la vista sull’Ortles Cevedale che separa la Lombardia dal Trentino. Il passo è dominato dalla Punta San Matteo, che sfiora i 3.700 metri.

Dopo una pausa di ammirazione ripartiamo verso Santa Caterina Valfurva. 14 kilometri di discesa e poi altri 12 per arrivare a Bormio. Dove arriviamo dopo 4 ore e mezza dalla partenza di Milano alle 11.30.

Giusto in tempo per salire sullo Stelvio, sua Maestà.

 

Ma di questo, ve ne parleremo nella prossima puntata.

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