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Turismo e Lifestyle

In discesa dalla Svizzera

Passi

In discesa fino alla IV Cantoniera.

Al bivio … a destra, duecento metri e siamo in Svizzera, e senza accorgerci abbiamo passato l’Umbrail Pass, che quota 2503 metri. Siamo quindi scesi di circa duecento metri rispetto a sua maestà lo Stelvio, ovviamente “cima Coppi” – quindi punto di massima altitudine – del nostro giro. Scendendo verso valle costeggiamo l’imponente serie dei Piz, il Cotschen, il Costainas e il Minschuns che non sono certo le vette dell’Himalaya o la cordigliera delle Ande ma offrono una “spalla destra” imponente alla nostra discesa. La strada è stretta, il fondo non è perfetto, ci sono molti tornanti e in questo primo tratto si deve andare a trenta all’ora perché quello che c’è da vedere attorno è davvero splendido. Siamo sopra i duemila, quindi niente alberi, vegetazione bassa e da alta quota. Arbusti, che però sono fioriti di colori sgargianti, brevi tratti di pascolo con rocce che spuntano qua e là e grandi pendenze con ghiaioni che risalgono verso le cime. Facilissimo vedere le marmotte in piedi che ti guardano passare. Siamo nel Cantone dei Grigioni e abbiamo fatto il valico carrozzabile più alto della Svizzera. E la discesa che stiamo facendo è la terza via di accesso allo Stelvio. La valle che percorriamo si chiama Val Monastero e convoglia le sue acque in Val Venosta. Siamo in Svizzera, ma geograficamente il versante alpino è “italiano”.  In fondo alla discesa c’è Santa Maria in Val Mùstair e l’asfalto sotto le nostre ruote è lì solo dal 2016: prima era sterrato di alta quota. Questa è una di quelle strade che non dovrebbero mai finire.

 

L’aria è fresca – forse meglio dire fredda, sono sette/otto gradi. Ma cambia in fretta con l’abbassarsi della quota. Santa Maria, laggiù in fondo, è a 1.375 metri. Mille centoventotto metri in 22 km. Dopo qualche chilometro di tornanti fatti ad andatura turistica e dopo aver incrociato qualche ciclista in salita – categoria alla quale vanno tutti i sensi della nostra stima – arrivano i primi alberi. La strada segue la valle in costa con curve dolci alternate a tornanti fino al Gasthaus Alpenrose. Poi la sequenza dei tornanti diventa elevatissima. Ogni cinquanta/sessanta metri c’è un gomito. Qui di solito si incontra l’autobus di linea della SwissPost, che non usa mai il clacson per non disturbare le marmotte. Sappiate che c’è e si incontra sempre più o meno laddove è cieco, tra due tornanti a dieci metri uno dall’altro. La carreggiata sarà tre metri e mezzo, lui è due metri. Meglio andare piano quindi, anche perché forte è impossibile, ci vorrebbero freni da competizione.

Da Santa Maria all’Ofenpass

A fine discesa c’è Santa Maria in val Mùstair – l’ho già detto? – tipico luogo Svizzero ipoteticamente abitato. Lindo pulito e deserto, come tutti i villaggi Svizzeri che incontreremo. La strada è anch’essa deserta, se non fosse per le moto e le bici impegnate in salite e discese. La domanda sorge spontanea, anche perché siamo già passati altre volte in altri orari e differenti periodi dell’anno: ma gli Svizzeri dove sono? Come si spostano? Cunicoli? Gallerie? Mah …

 

Siamo lì che pensiamo ai cunicoli ed arriviamo ad un incrocio che dice “destra, Merano e Val Mustair, sinistra Zernez Ofenpass”. Giriamo a sinistra, evitando una Tesla Model S P100D che, per missione, avanza facendo poco rumore – ecco come si spostano gli svizzeri, a bordo di auto elettriche – e imbocchiamo la stradina che ci porta fuori dal paese. La strada diventa a due corsie, scorre veloce e il traffico è zero. Non zero emissioni, proprio zero traffico. Qui comincia il rischio perché dopo tutti quei tornantini da sei km/h parte la boccia e di sicuro si esagera con il gas. Attenzione perché la polizia svizzera è di una severità imbarazzante: se avete scarichi rumorosi, pezzi non omologati e altre diavolerie e vi beccano a centotrenta in mezzo alle curve … beh … si insomma, può essere seccante. Ad un certo punto la strada sale e la valle è come chiusa da un contrafforte roccioso che bisogna superare. Sono i tornanti dell’Ofenpass, che però sono curvoni da terza su asfalto liscio. Il passo a 2.149 metri divide la val Monastero (in Italiano) e l’Engadina. Qui la leggenda narra che ogni tanto passi l’orso bruno. A noi pare difficile perché incontriamo l’ennesimo pullman di linea, ma si sa, le leggende …

In Engadina verso Saint Moritz

La strada scende, come dopo ogni passo che si rispetti. E qui è davvero dura andare piano perché se lo sguardo va al tachimetro solo ogni tanto becca la lancetta sempre attorno ai centotrenta. La strada sembra disegnata per provare le gomme e l’asfalto è di quelli di colore chiaro e senza una buca neanche per sbaglio. Il paesaggio è da parco nazionale di Yellowstone, o da strada nazionale canadese. Foreste a destra e sinistra, cielo pulito, una macchina in senso contrario ogni quarto d’ora. Sarà ma se andassimo verso ovest scendendo in Valtellina anziché in Engadina (siamo più o meno paralleli di là dalle montagne) troveremmo un traffico pazzesco e un susseguirsi di zone abbastanza industrializzate. Qui … foreste.

 

La strada sembra disegnata da un motociclista: dolci saliscendi e curve veloci, in appoggio, sinistra destra in sequenza, larghezza che ti permette di scegliere la linea vedendo tre curve in successione … un gusto che non si può spiegare se hai diciamo ... più di cento cavalli alla ruota. Ogni tanto qualche area attrezzata per pic-nic, segnalata in modo molto efficiente, con ampie zone di parcheggio e attrezzature varie per grigliare e depositare i rifiuti in modo consono. Tutte cose che vediamo di sfuggita perché non guardiamo la famosa lancetta da un po’. Rallentiamo passando di fianco all’hotel il Fuorin ma è solo un attimo, poi riprendiamo il ritmo. Piuttosto rapidamente arriviamo al bivio per Livigno. L’Engadina già ci ha fatto molto innamorare. Per come ci si sente guidando qui. Immersi nella natura, ma molto contenti di avere un motore potente.

Da Zernez a Saint Moritz

Dopo aver fatto uno dei tratti di fondo valle più divertenti in assoluto arriviamo a Zernez: qui qualche persona si vede. Le case sono piene di fiori, tutti della stesa tonalità di rosa carico. Non cercate un bar perché non c’è e il caffè qui non si usa, almeno non come lo intendiamo noi in Italia. Proseguiamo costeggiando l’Inn. La strada cambia numero, ora è 27 (prima 28) stessa pasta però. Velocissima e niente traffico. Unica differenza è che sale un po’. Ci sono rettilinei da due chilometri … abbiamo idee diverse delle strade di montagna in Italia e passiamo Brail che è a 1.200 metri. Il limite è 50 e facciamo attenzione, perché il codice della strada svizzero consente di installare paletti segnaletici per attraversamenti pedonali proprio a centro carreggiata, compresi cordoli e altri ostacoli. Si dà per scontato che si attraversano i paesi a bassa velocità. Molto meglio adeguarsi agli usi locali. Riprendiamo la corsa e in un attimo passiamo l’Engadina airport. Siamo a Saint Moritz e qui, dopo una pausa … inizia l’Alta Engadina, uno dei tratti stradali più spettacolari d’Europa.

 

Ma questa è un’altra storia che vi racconteremo la prossima volta.  

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