New content item

Turismo e Lifestyle

Il Maloja … le pieghe più gustose del giro

Maloja

La strada dei laghi. Un panorama che sembra finto. È l’alta Engadina.

 

Trovate voi una strada che sembra disegnata dall’ente del turismo che alterna saliscendi dolci, curve da pennellare asfalto perfetto … qui però bisogna capire cosa si vuole fare perché onestamente guidare senza guardare il panorama è come entrare alla Sistina e osservare il pavimento. Bello, per carità … ma forse il focus è altrove.

Qui si passa a fianco dei due laghi di Silvaplana e di Sils. Solitamente tira un po’ di vento, quindi sull’acqua ci sono decine di surf a vela che si rincorrono. Le due cime dall’altra parte del lago – il piz Corvatsch e il piz de la Margna – sembrano due quinte teatrali e si specchiano sull’acqua dei due laghi. Il paesaggio sembra alternativamente una strada della Norvegia quando si passa vicinissimo all’acqua, e una strada svizzera quando ci si allontana un po’. Se la stagione è già un po’ avanti magari sui piz c’è una spruzzata di neve giusto per sembrare una cosa ancora più finta … ma anche in piena estate il paesaggio è di quelli che descrivere non è facile. Fate un giro lì sopra e poi diteci cosa avete visto. È certo che ci si dimentica il perché siamo arrivati fin qui. Guidare passa in secondo piano davanti a tanta meraviglia. Vale la pena di fermarsi un po’ a bordo lago, in una delle stradine che portano verso l’interno e stare seduti a guardare la natura. In fondo la moto serve anche a questo. Anche gli smanettoni diventano contemplativi.

 

Dopo la sosta rigenerativa a bordo lago proseguiamo a bassa andatura verso l’alta valle. Stiamo infatti andando in salita verso il passo del Maloja. Andiamo piano perché sappiamo già che quando questa meraviglia non sarà più qui che scorre a fianco, staremo pensando a quale week end le dedicheremo per un altro giro, per guardare ancora questa meraviglia. Il giro è stato lungo, abbiamo visto il Gavia e le sue asprezze, lo Stelvio che è il Principe della piega, i passi svizzeri … tutto bellissimo per ragioni diverse. Ma l’alta Engadina è così bella che è giusto lasciarla alla fine, per portarsi a casa qualcosa dentro l’iPhone da guardare seduti in ufficio.

Ora però la magia finisce e ricominciano le pieghe. Dopo un tratto in mezzo a case svizzere e al paesaggio da presepe estivo la strada scende di colpo.

  

Il Maloja

 

Il Maloja in discesa è come il bob a due. Tu e lei, tre dischi un ABS e due pneumatici. Serve tutto. Il primo tratto è una scala a chiocciola con tornanti così stretti che sembra un parcheggio interrato di una grande città. Non c’è più tempo per guardarsi attorno. Bisogna solo guidare tra curve così vicine che sembrano un kartodromo. La strada però è larga quindi le linee sono più di una … e se non c’è traffico è uno spasso. Occhio però perché tutta la discesa del Maloja ha una caratteristica particolare. Il “lungo” è lì appena ti distrai una secondo e a bordo strada c’è una canalizzazione per lo scolo delle acque piovane che metterci le ruote è un brutto pensiero. 

È una guida di equilibrio e di handling, di pieghe severe decise direi al limite – la strada si allarga e il misto da strettissimo diventa medio largo – sempre con questo anticipo sui freni necessario per fermare la beneamata e i suoi 300 kg (nel mio caso) che ha sempre voglia di andare nel bosco. Ogni tanto un rettifilo di raccordo, e dobbiamo dire che un po’ di pepe dopo tanto miele da paesaggio è quello che ci vuole. Si, va detto: in discesa sul Maloja si deve saper frenare se si vuole portare la moto. Se ci vuole far portare invece … va bene tutto. Dopo strade di montagna estrema sulla quali si sale e si scende ma senza poter più di tanto esprimere qualcosa in una piega, queste della Svizzera sono invece proprio adatte e il rischio che si chiuda la vena è concreto. Traffico? Pochissimo, come sempre.

 

Dal confine verso Chiavenna

 

Purtroppo le cose belle finiscono in un attimo. Passano veloci come stelle cadenti. E così arriviamo alla frontiera con l’Italia al valico di Bregaglia. Dopo poco arriviamo a Chiavenna e subito il traffico ci accoglie nell’attraversamento del centro abitato. Se fa caldo siamo persi perché la serie di semafori è il classico “cul de sac” che ci fa respirare male. La domanda è: ma perché in Svizzera si circola così bene e appena si varca la frontiera diventa subito un casino? Non c’è risposta.

 

In mezzo al traffico arriviamo al lago di Mezzola – passiamo senza problemi tre o quattro autovelox posizionati alla fine di un paio di dritti interessanti. La guida però è cambiata c’è traffico e quindi ci sono altre variabili oltre a noi e alla beneamata. Andare piano è un dovere. Superiamo l’Adda che si tuffa nel lago di Como e prendiamo la strada costiera che scende verso Lecco. Due parole su questa superstrada che si infila in galleria praticamente subito e entra ed esce dai tunnel fino a Lecco: è difficile e richiede attenzione, concentrazione ed esperienza. È veloce con continui cambi di luce: illuminazione artificiale alternata a flash di sole pieno tra un tunnel e l’altro. Per pochi secondi, perché in alcuni tratti tra le gallerie ci sono trenta metri. Poi la strada è asciutta, ma ogni tanto la nella semioscurità della galleria c’è lo scroscio di acqua che scende giù e allaga quei venti metri di strada sui quali si arriva un po’ di colpo.

 

Anche questa è una difficoltà che arriva alla fine di questo lungo lunghissimo giro. Arriviamo a Lecco e prendiamo per Milano. C’è traffico, stanchezza, caldo e si deve andare piano. Abbiamo affrontato e superato molti passaggi che richiedono un po’ di mestiere. Abbiamo fatto migliaia di metri di dislivello. Molte centinaia di curve in salita, in discesa, strette larghe, con lingue di bagnato nel mezzo con strapiombi a fianco, paesaggi magnifici. Abbiamo incontrato centinaia di motociclisti, li abbiamo salutati tutti. Se abbiamo fatto il giro in alta stagione abbiamo incontrato di tutto, dalla moto da pista alla moto d’epoca. Se siamo stati in questi posti a stagione finita abbiamo incrociato quasi solo maxienduro o grandi sport tourer tedesche o giapponesi.

Abbiamo in ogni caso completato uno dei giri più belli e completi che si possano fare sulle splendide montagne tra Italia e Svizzera. L’anno prossimo andremo sulla Route de Grand Alpes. In Francia. Ancora una volta ci guiderà la passione.

Qualunque sia la tua emozione, mettiti in moto con Continental

Utilizziamo i cookie per offrire agli utenti un’esperienza eccellente sul nostro sito web. Fai clic qui per scoprire di più o per modificare le tue impostazioni sui cookie.