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Sicurezza e Attualità

Sempre più caschi rosa

Le zavorrine sono destinate a quanto pare a diventare un ricordo. Negli ultimi cinque anni gli acquisti in rosa delle due ruote sono aumentati del 32,4% (dati del Centro Studi Continental). Un acquirente su sei è donna. In moto si scarica lo stress, si va al lavoro in meno tempo, non si è costretti ad una dose supplementare di televisione (il mondo visto da dentro un abitacolo di una vettura è un po’ questo, pensateci …) ma si è immersi nell’ambiente – qualunque esso sia – si vive più a contatto con quello che c’è intorno. In moto si viaggia, si raggiungono le destinazioni si superano gli ingorghi. Insomma si è più liberi. Se poi si viaggia in coppia ciascuno con la propria moto si sfiora la perfezione.

Ecco quindi che l’aumento delle motocicliste è visto come estremamente interessante e positivo anche dai riders uomini, che possono godersi contemporaneamente la compagnia della propria amata senza rinunciare alle doti di handling della ciclistica dell’altra propria amata. Di contro, il ruolo di passeggera (zavorrina per i tecnici) è sempre stato – specie su alcune moto magari un po’ sportive – una prova di tenacia e resistenza ai limiti del tollerabile che, storicamente, infatti viene tollerato poco.

L’analisi del Centro Studi Continental ci dice anche che sono diversi gli usi che il pubblico femminile fa dei mezzi a motore a due ruote, non solo per svago, ma anche per motivi di lavoro. I dati più recenti resi noti dall’Istat (che si riferiscono al 2016) consentono di ottenere alcune interessanti informazioni sulla condizione professionale delle donne che utilizzano abitualmente motocicli e ciclomotori per recarsi al lavoro. Secondo questi dati il 54,5% delle donne che si recano al lavoro con motocicli o ciclomotori appartengono alla categoria “quadri e impiegati”; il 29,9% alla categoria “operario e apprendista”; il 9,1% alla categoria “dirigenti, imprenditori e liberi professionisti”; il 6,5%, infine, appartiene alla categoria “lavoratore in proprio, coadiuvante familiare”.

Prodotti ad hoc

Se c’è una cosa che il mercato sa fare è adeguarsi alle nuove tendenze. Nessuno stupore quindi se si parla diffusamente di moto pensate per le donne. E qui leviamoci subito dal centro del mirino. Non si vuole discriminare, ovviamente, ma il marketing si sa è specializzato nella segmentazione: ecco quindi che moto leggere e maneggevoli, ben fatte, moderne e potenti il giusto e con una sella non esageratamente alta appaiono nei listini dei produttori. Voi direte che non è solo per le donne che vengono sviluppati questi modelli? Può darsi, ma intanto moto come Kawasaki Ninja 300 o KTM Duke 390 sembrano fatte apposta per iniziare a dare gas. Per le più avvezze ed ambiziose, visto la lacunosità dei modelli intorno ai 500 cc si passa direttamente alle naked intorno ai 600/700 cc come ad esempio la Yamaha MT07 (molto cool) oppure la Monster di Ducati. Per toglierci nuovamente dal centro del mirino di qualche critica strumentale, diciamo che nessuno impedisce a nessuna motociclista di guidare una Ducati Panigale V4 da 220 cavalli. Anzi.

La moto diventa un oggetto che perde (finalmente) la sua connotazione esclusivamente maschile e diventa, anche per le donne, il simbolo di libertà e di divertimento che è sempre stata.

Sempre più spesso, sotto un caso integrale – solitamente ben abbinato ai colori della giacca – troviamo ragazze capaci di guidare molto bene le loro moto. E a noi sembra davvero una bella notizia.

Qualunque sia la tua emozione, mettiti in moto con Continental

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