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In 10 anni cresciuti del 66% i parcheggi a pagamento

Nel 2011 i comuni capoluogo di provincia disponevano in media di 51,1 posti a pagamento su strada ogni mille vetture circolanti. Rispetto al 2000, quando i parcheggi su strada per ogni mille vetture erano 30,7, vi è stata una crescita del 66,3%. Queste informazioni emergono da una elaborazione su dati Istat condotta dal Centro Studi Continental.

Parcheggi a pagamento su strada per 1.000 autovetture circolanti nei comuni capoluogo di provincia 2011

COMUNI

Parcheggi (per 1000 auto)

I Comuni più dotati

1

Fermo

260,6

2

La Spezia

214,7

3

Pavia

176,7

4

Bologna

150,3

5

Pisa

148,5

6

Firenze

142,4

7

Cosenza

138

8

Ancona

133,6

9

Avellino

122,5

10

Cuneo

113,3

I Comuni meno dotati

107

Trapani

14,7

108

Matera

13,8

109

Catanzaro

13,5

110

Sassari

13,2

111

Teramo

13

112

Vibo Valentia

12,5

113

Monza

12,2

114

Andria

11

115

Ascoli Piceno

8,8

116

Agrigento

8,5

Fonte: elaborazione Centro Studi Continental su dati Istat


L’analisi del Centro Studi Continental ha evidenziato anche quali sono in Italia i comuni con il maggior numero di parcheggi a pagamento ogni mille vetture. In cima a questa classifica, nelle prime dieci posizioni, troviamo Fermo (260,6), seguita da La Spezia (214,7), Pavia (176,7), Bologna (150,3), Pisa (148,5), Firenze (142,4), Cosenza (138,0), Ancona (133,6), Avellino (122,5) e Cuneo (113,3). In coda alla graduatoria, invece, Trapani (14,7) seguita da Matera (13,8), Catanzaro (13,5), Sassari (13,2), Teramo (13,0), Vibo Valentia (12,5), Monza (12,2), Andria (11,0), Ascoli Piceno (8,8) e Agrigento (8,5).Secondo il Centro Studi Continental, la crescita dei parcheggi a pagamento potrebbe sembrare una buona notizia, ma in effetti non lo è perché la crescita non dipende da un aumento delle aree destinate al parcheggio ma, in larga misura, dipende dalla trasformazione di parcheggi gratuiti in parcheggi a pagamento. L’aumento del numero di parcheggi a pagamento fa parte delle misure dei comuni per scoraggiare il traffico. Fra queste misure rientrano anche la creazione di aree a traffico limitato e pedonali che, secondo i dati Istat, nel 2011 mostrano un aumento rispettivamente dell’1,7% e del 2,0% rispetto all’anno precedente. Il complesso di queste misure potrebbe avere una razionalità se si pensasse di sostituire, almeno in parte, il trasporto privato con quello pubblico, ma dai dati esposti nel Focus sulla Mobilità Urbana pubblicato dall’Istat lo scorso giugno emerge che l’offerta di trasporto pubblico urbano è complessivamente in calo. Infatti, si è registrata non solo una riduzione delle vetture in dotazione al trasporto pubblico (-0,5%), ma vi è stata anche una consistente flessione dei posti-Km offerti agli utenti. In particolare, il numero di posti-Km offerti in totale dai mezzi di trasporto è diminuito del 3,9%. Il numero di posti-km è un indicatore che sintetizza la dotazione, in termini di veicoli e capienza, l’estensione della rete e la frequenza del servizio. Nonostante il proliferare di misure di contenimento del traffico – osserva il Centro Studi Continental – non è dunque prevedibile una diminuzione dell’uso delle auto private. Infatti, alla politica per scoraggiare l’utilizzo dei mezzi privati non si associa una politica di sviluppo del trasporto pubblico. Da ciò deriva che la politica tendente a scoraggiare il trasporto privato di fatto si risolve in un ostacolo alla mobilità con conseguenze pesanti anche dal punto di vista economico per le aree che si vorrebbero “proteggere” dal traffico privato.

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